cartella_esattoriale

Con il provvedimento 27036/2016 delle Entrate è stato approvato il nuovo modello di cartella di pagamento e dei fogli avvertenze relativi ai ruoli dell’Agenzia.

L’adozione del nuovo modello è obbligatoria per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2016.

La cartella di pagamento, ai sensi del co. 2 dell’art. 25, D.P.R. 602/1973, deve essere, come noto, «redatta in conformità al modello approvato (…)»: con il Provvedimento 19 febbraio 2016, prot. n. 27036 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate («Provvedimento») è stato approvato il nuovo modello di cartella di pagamento per i ruoli emessi dall’Agenzia delle Entrate che sostituisce l’attuale modello approvato con il precedente Provvedimento 3 luglio 2012, prot. n. 100148.

Novità del modello e delle avvertenze

Ragioni della revisione

L’espressa motivazione che ha giustificato la modifica del modello e delle Avvertenze della cartella di pagamento si rinviene nell’esigenza di garantire una migliore fruibilità del suo contenuto informativo e ciò con la finalità di assicurare una maggiore chiarezza e trasparenza al contribuente.

Il tema della motivazione della cartella di pagamento ha assunto negli ultimi anni un importanza sempre maggiore a seguito delle pronunce della giurisprudenza che hanno delineato il contenuto minimo ed essenziale che deve essere ivi riprodotto, anche ai sensi:

  • dell’art. 7 , co. 3, L. 212/2000 secondo cui “sul titolo esecutivo va riportato il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione della pretesa tributaria”;
  • dell’art. 12, co. 3, D.P.R. 602/1973 secondo cui «nel ruolo» (la cartella di pagamento ha tra le sue funzioni esattamente quella di esternare il ruolo di riscossione nei confronti del debitore della pretesa) «devono essere comunque indicati (…) il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione, anche sintetica, della pretesa tributaria».

La giurisprudenza, come noto, ha a più riprese statuito l’illegittimità delle cd. cartelle di pagamento «criptiche». In particolare, per quanto concerne i ruoli emessi dall’Agenzia delle Entrate (ossia i ruoli interessati dalle modifiche apportate alla cartella di pagamento), la Cassazione ha adottato soluzioni (spesso non univoche) che distinguono l’ambito della motivazione della cartella di pagamento in ragione della funzione da essa in concreto esercitata: in sostanza pur affermandosi in linea di principio la necessità che la cartella di pagamento contenga l’esposizione delle ragioni che hanno dato titolo al credito erariale, sussiste un approccio differente della Cassazione a seconda che la cartella di pagamento riguardi l’iscrizione a ruolo a seguito di liquidazione della dichiarazione o controllo formale (con funzione sostanzialmente liquidatoria) o riguardi una rettifica sostanzialmente accertativa.

In questo senso, anche da ultimo, è stato infatti ribadito che «secondo pacifico indirizzo, in tema di motivazione della cartella di pagamento, solo l’atto con cui siano rettificati i risultati della dichiarazione e, quindi, sia esercitata una vera e propria potestà impositiva, va motivato debitamente, dovendosi rendere edotto il contribuente dei fatti sui cui si fonda la pretesa, mentre quello con cui si proceda, in sede di controllo cartolare (art. 36 bis DPR 600/1973 e 54 bis DPR 633/1972) alla liquidazione dell’imposta in base ai dati contenuti nella dichiarazione o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria, può essere motivato con il mero richiamo alla dichiarazione, poiché il contribuente è già in grado di conoscere i presupposti della pretesa (così anche Cass. Civ. 25329/2014)».(1)

Le modifiche apportate, però, non intervengono sul contenuto motivazionale della cartella di pagamento (che dipende di fatto dal contenuto del ruolo di cui la cartella di pagamento rappresenta l’esternazione) e concernono per lo più un del relativo modello e delle Avvertenze per adeguare le informazioni ivi contenute alle modifiche introdotte nel sistema tributario. Il riscontro è la circostanza che, nello specifico, i maggiori ritocchi hanno riguardato le Avvertenze al modello più che il suo contenuto.

Le modifiche intervenute concernono, infatti, le indicazioni che devono essere riportate nella cartella di pagamento ai sensi del co. 2 dell’art. 7, L. 212/2000: tale disposizione, come noto, prevede che (anche) gli atti dell’agente della riscossione devono tassativamente indicare:

  • l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato o comunicato e il responsabile del procedimento,(2)
  • l’organo o l’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell’atto in sede di autotutela,
  • le modalità, il termine, l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili.

 

La revisione del modello e (soprattutto) delle Avvertenze è stata, pertanto, operata per rendere più intellegibili le informazioni che devono essere previste in conformità all’art. 7, co. 2, L. 212/2000 e per aggiornare tali informazioni al mutato assetto normativo.

Modifiche apportate nel modello della cartella
di pagamento

Nel modello della cartella di pagamento sono state accorpate in un’unica sezione («Dove e come pagare») tutte le informazioni relative alle molteplici modalità di pagamento. Nel previgente modello, viceversa, tali indicazioni erano precedentemente illustrate in due sezioni distinte.

Nel modello, inoltre, è stata adeguata la terminologia attinente alle somme spettanti all’agente della riscossione sostituendo la parola «compensi» con «oneri di riscossione» stante la revisione del sistema di remunerazione del servizio attuato dal D.Lgs. 159/2015. Sotto questo profilo, infatti, già il D.Lgs. 159/2015 nel modificare le regole di determinazione dell’aggio spettante all’agente della riscossione aveva inserito anche la modifica nella denominazione.

In quella sede, inoltre, il Legislatore aveva previsto di passare dall’aggio previgente in percentuale fissa ad un sistema modulare a seconda della tempestività del pagamento.

Nel previgente sistema (e fino al 31 dicembre 2015), l’importo dovuto all’agente per la riscossione era pari all’8%(3) e l’aggio era addebitato per il 4,65% al contribuente qualora avesse pagato l’importo della cartella di pagamento entro 60 giorni dalla notifica e, per la differenza, all’Ente impositore; in caso di versamento delle somme dovute oltre il suddetto termine, l’intero importo dell’8% era addebitato al contribuente. A decorrere dai ruoli consegnati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2016, l’aggio viene ridotto al 6% ed è addebitato, secondo le seguenti modalità:

  • in caso di pagamento entro 60 giorni dalla cartella, il debitore versa il 3% e la restante quota del 3% è pagata dall’ente impositore;
  • in caso di pagamento oltre tale termine, il debitore paga l’intero importo dell’aggio del 6%.

L’onere di riscossione per effetto della novella è stato ridotto all’1% in caso di versamento delle somme prima della notifica della cartella di pagamento (ad esempio, nell’ipotesi di riscossione spontanea delle somme contestate con avvisi bonari).

Modifiche apportate nelle Avvertenze

I maggiori ritocchi disposti dal Provvedimento, peraltro, hanno riguardato le Avvertenze: tali revisioni, per quanto concerne i ruoli emessi dall’Agenzia delle Entrate, si sono resi necessari per adeguare il contenuto delle informazioni riportate nella cartella di pagamento alle modiche normative in materia di contenzioso tributario apportate dal D.Lgs. 156/2015, nonché dal nuovo assetto organizzativo dell’Agenzia delle Entrate.

La sezione « del reclamo-mediazione e del ricorso » è stata ridenominata in « del ricorso» e sono state eliminate le successive sezioni «A chi presentare istanza di reclamo-mediazione» e « da indicare nell’istanza di reclamo-mediazione» . Con tale modifica sono state recepite le modifiche inserite nell’art. 17-bis, D.Lgs. 546/1992 in base alle quali per le controversie di valore non superiore a ventimila euro la presentazione del ricorso giurisdizionale produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa: per l’effetto, con la soppressione delle sezioni indicate è stato eliminato ogni riferimento alla pregressa disciplina che, viceversa, imponeva al contribuente di presentare, in via preliminare, un’istanza di reclamo mediazione.

Nella medesima sezione è stata, inoltre, inserita la precisazione che le disposizioni dell’art. 17-bis, D.Lgs. 546/1992 «si applicano, in quanto compatibili, anche alle controversie proposte nei confronti dell’agente della riscossione». A seguito delle modifiche apportate dall’art. 9, co. 1 lett. l), D.Lgs. 156/2015, che ha integralmente sostituito la disposizione previgente, infatti, il reclamo-mediazione per le controversie di valore inferiore ad € 20.000 è stato esteso anche agli agenti della riscossione ed ai soggetti privati di cui all’art. 53, D.Lgs. 446/1997 . L’inciso che delimitava l’istituto ai soli «atti emessi dell’Agenzia delle Entrate» è stato soppresso e «pertanto l’istituto, pur restando circoscritto alle sole liti fino a ventimila euro di valore, è ora esteso a tutte le controversie tributarie, anche qualora parte in giudizio sia (…) l’agente o il concessionario privato della riscossione» (C.M. 38/E/2015). L’estensione del reclamo-mediazione anche agli atti emessi dall’agente della riscossione opera, però, secondo quanto previsto espressamente nel nuovo co. 9 dell’art. 17-bis, D.Lgs. 546/1992, solo ove «compatibile». Come evidenziato, infatti, nella Relazione governativa al D.Lgs. 156/2015 tali soggetti non hanno la disponibilità del tributo e, pertanto, l’istituto può trovare applicazione nei casi, ad esempio, di vizi propri delle cartelle di pagamento da essi emesse, ovvero di impugnazione di fermi di beni mobili registrati o di ipoteche.

L’ulteriore restyling concerne l’adeguamento del riferimento al limite di valore della controversia (da € 2.582,28 ad € 3.000) ai fini della costituzione in giudizio senza l’assistenza tecnica di un difensore. Nelle Avvertenze è, infatti, specificato che a seguito delle modifiche apporta all’art. 12, D.Lgs. 546/1992 , «Se l’importo contestato è pari o superiore a 3.000 euro il contribuente deve essere obbligatoriamente assistito da un difensore appartenente a una delle categorie previste dalla legge (art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992)» e viene ribadita l’ulteriore precisazione, già contenuta nel previgente modello, secondo cui «Per importo contestato si intende l’ammontare del tributo, esclusi gli interessi e le sanzioni; in caso di controversie relative esclusivamente a sanzioni, per importo contestato si intende il loro ammontare».

Con specifico riferimento al foglio Avvertenze relativo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali del Territorio, approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 35137 del 20 marzo 2013, è specificato che tale foglio resta valido solo con riguardo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali del Territorio di Roma, Milano, Napoli e Torino che hanno mantenuto una struttura autonoma.(4) Per i ruoli emessi dai restanti Uffici provinciali del Territorio, i quali a decorrere dal 1° gennaio 2016 costituiscono un articolazione interna delle corrispondenti Direzioni provinciali, viene utilizzato il foglio Avvertenze previsto per i ruolo emessi dall’Agenzia delle Entrate.

È stato, viceversa, soppresso il foglio Avvertenze relativo alle sanzioni amministrative approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 19 aprile 2002: trattandosi di sanzioni di natura tributaria rientrano, pertanto, nella disciplina prevista nel foglio Avvertenze relativo ai ruoli emessi dall’Agenzia delle Entrate.

Nelle Avvertenze, inoltre, sono stati inseriti i riferimenti al processo tributario telematico, con specifico riferimento ovviamente alla sola ipotesi in cui «sia stato attivato il processo telematico presso la Commissione tributaria adita».

In particolare,

  • nella sezione «Come e a chi presentare il ricorso» è stata prevista la possibilità di notificare il ricorso, «mediante invio telematico all’indirizzo di posta elettronica certificata» della Direzione dell’Agenzia delle Entrate sia dell’agente della riscossione «disponibile sul sito www.indicepa.gov.it.»,
  • nella sezione «Come costituirsi in giudizio» è stato previsto «Nel caso di notifica del ricorso mediante posta elettronica certificata, il deposito del fascicolo deve avvenire mediante il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T.), cui si accede dal Portale della Giustizia tributaria (www.giustiziatributaria.gov.it)».

Decorrenza

Nel Provvedimento è specificato come consuetudine che «la pubblicazione del presente provvedimento sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate tiene luogo della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale» (art. 1, co. 361, L. 244/2007).

L’adozione del nuovo modello e delle Avvertenze, secondo quanto espressamente previsto dal Provvedimento, è obbligatoria per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati agli Agenti della riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2016. Per l’effetto, il nuovo modello e le Avvertenze dovranno essere adottati dall’agente della riscossione non soltanto per i ruoli emessi dopo la pubblicazione del Provvedimento, ossia i ruoli emessi dal 19 febbraio 2016, ma altresì per i ruoli già consegnati anteriormente a tale data sin dall’inizio del 2016 e per i quali non sia stata ancora notificata la relativa cartella di pagamento.